Le prime impressioni che si ricevono in successione, nell’osservare attentamente le opere di Vincenzo Mascia, sono la forza cromatica del colore, la struttura dinamica della forma, lo sfrangiamento del perimetro, la plasticità morfologica della superficie modulata dalla luce. La fusione di questi elementi, fortemente evocativi nel processo di assimilazione dell’osservatore, può provocare la suggestione estetica di far percepire le opere come dei totem contemporanei, simulacri di energia, forza e vitalità.
In esse non vi è nessun richiamo alla realtà comunemente acquisita, non vogliono rappresentare nulla se non la propria esistenza fisica e tangibile come oggetti costruiti dal loro artefice, ma intenzionalmente manifestano anche il fare operativo che le ha generate per dare a chi guarda gli strumenti per sperimentare la propria realtà.
Questi parametri creativi, interpretati ed elaborati da Vincenzo Mascia, sono i dettami di riferimento del Movimento Internazionale MADI’ (acronimo di Movimento, Astrazione, Dimensione e Invenzione operativo dal 1946 in Argentina) di cui fa parte ed è un autorevole esponente.
Analogie e riferimenti similari si possono trovare anche in movimenti astrattisti, costruttivisti e concretisti degli inizi del secolo scorso ma che nel Madì hanno assunto una dimensione ironica e ludica, che Vincenzo Mascia affronta con intuitiva e allegra leggerezza. In fondo si tratta di una metodologia operativa che frantuma, secondo un processo mentale di decostruzione, le forme conosciute della geometria piana e quella dei solidi per riassemblare i pezzi in una nuova struttura dove il caso e la ripetizione del gesto sono riprogrammabili. Nella pratica utilizza molteplici materiali come legno, cartone, barre di metallo, pigmenti colorati ed altro ancora
che lavora con certosina maestria, come un esperto artigiano, per costruire pittosculture o sculture tridimensionali anche di grandi dimensioni.
Non è un caso che la qualità del suo lavoro derivi anche dalla metodologia progettuale mutuata dalla sua formazione di architetto e designer, e avendo avuto come riferimenti i gruppi Memphis e Alchimia:“Il mio contributo al Madi è attuato dalla costante ricerca di un collegamento, di metodo, tra arte e architettura, tra arte e design. Ultimamente sto cercando, attraverso lo sfalsamento dei piani, di far entrare la luce come coprotagonista delle mie strutture.”.
La luce, in molte sue opere, alcune delle quali presenti in questa mostra, è catturata e restituita allo spazio dalle strutture di superficie costituite da strisce di legno e PVC lineari o sagomate ad onde, incastrate parallelamente su un supporto e colorate monocromaticamente con bianchi e colori primari. Nel loro insieme le opere proposte, dialogando tra loro, creano un intenso equilibrio cromatico che pervade tutto lo spazio espositivo, favorendo l’illusione di percepire suoni lontani, come se esse stesse vibrassero e diventassero parlanti.
Comunicato stampa a cura di Nino Barone
Biografia
Vincenzo Mascia, figura complessa di architetto, artista e designer, è un esponente significativo del Movimento Madi Internazionale. Formatosi a Roma presso la facoltà di Architettura di Valle Giulia, dove entra in contatto con Filiberto Menna, teorico della pittura analitica, Mascia si rivolge ben presto all’arte non figurativa con particolare attenzione per gli esiti del Neoplasticismo olandese, delle Avanguardie russe, dell’Arte Concettuale e del Concretismo.
Nel 1995 la collaborazione con la Galleria Arte Struktura di Milano, favoriscono l’adesione di Mascia al MADI, movimento internazionale, fondato nel 1946 a Buenos Aires da Carmelo Arden Quin, riconducibile alla ricerca artistica non figurativa attraverso forme non espressive, non rappresentative e non simboliche. Le sue opere si trovano in collezioni private e istituzioni museali quali il Museo MADI di Dallas (U.S.A.), il Museo de Arte
Contemporáneo Latinoamericano de La Plata (Argentina), il Museo MADI di Sobral (Brasile), il Museo MAGI ‘900 di Pieve di Cento, il Museo MAGA di Gallarate, il Museo MADI della Candelaria (Argentina), il Museo del Parco di Portofino, e il museo outdoor di Sorrento.
“Non mi sento pittore, designer piuttosto. I miei lavori li concepisco come prototipi di una produzione seriale. Un oggetto di design è tanto più vero quanto più esso entra nella nostra quotidianità senza stravolgerla. Nei miei lavori allo stesso modo ricerco la semplicità. L’oggetto accompagna la nostra vita con la sua anonima, muta e rassicurante presenza”.
Vincenzo Mascia, 1995